venerdì 16 settembre 2011

Intervista al professor Pietro Zangani

Pubblico il testo di una intervista che mi ha rilasciato il professor Pietro Zangani, medico legale dell'Università degli studi di Napoli che il 10 novembre 1975 collaborò (assieme al professor Achille Canfora, oggi deceduto; n.d.r.) all'autopsia sui Santangelo e, qualche giorno dopo, sul loro cagnolino Dick.


-Professore, la ringrazio molto per aver deciso di concedermi questa intervista.
Grazie a lei.

-Professor Zangani, nel verbale dell'autopsia (divulgato pubblicamente dalla trasmissione tv "Telefono Giallo" nel 1988) risultano riportati i seguenti dati in merito all'analisi degli organi genitali di Angela Santangelo: "Utero di forma e volume normale; sulla vagina un tampone lievemente imbibito di sangue verosimilmente mestruale; nell'ovaio destro, la presenza di un corpo luteo emorragico". Li può confermare?
Si, assolutamente. Questi dati indicavano che la ragazza era in fase mestruale quando fu uccisa.

-Nel corso della trasmissione, però, il professor Bruno Pannaian (il medico legale che fu consulente della difesa dell'ex imputato Domenico Zarrelli e che fu presente in studio) dichiarò che era necessario effettuare anche altri accertamenti sugli organi genitali di Angela Santangelo: quelli cioè deputati a stabilire se la ragazza aveva abortito o meno. Questi esami, disse il professor Pannain, invece non furono fatti. Perché, professor Zangani?
Semplicemente perché io ed il mio collega Achille Canfora non trovammo nulla, nel corso dell'autopsia sulla ragazza, che ci fece pensare all'eventualità di un aborto o che fece nascere in noi tale sospetto. Nessun aumento di volume dell'utero e nessun frammento principalmente. Nulla, quindi, che potesse avallare l'ipotesi di un aborto.

-Professore, negli atti investigativi le due coltellate che l'assassino aveva inferto all'epigastrio di Angela Santangelo (e che interessarono anche il sottocute della ragazza) furono definite "un sondaggio eseguito da un individuo che era conoscitore dei fenomeni della vita e della morte" (relazione del 16/06/'77 del dottor Mariano Barrea, funzionario di polizia; n.d.r.). Questo che cosa vuol dire: che l'assassino poteva avere conoscenze in campo medico e che c'era un motivo particolare nell'aver dato queste due coltellate all'epigastrio della ragazza, visto che al padre e alla matrigna fu risparmiato questo sfregio?
No, vuol dire solamente che l'assassino lo fece per verificare se la ragazza era viva o morta. Ritengo che un gesto come questo è alla portata di tutti e non solo di chi ha conoscenze nel campo della medicina. Evidentemente il padre e la matrigna della ragazza non hanno subìto lo stesso trattamento perché, nel loro caso, l'assassino aveva già la certezza di averli uccisi.

-Professore, l'autopsia permise di stabilire con che tipo di corpo contundente e con che tipo di oggetto da punta e taglio furono colpite le tre vittime? è importante per cercare di capire se il triplice delitto fu premeditato
Sinceramente, dopo così tanti anni, non ricordo se io e Canfora riuscimmo a a farci una idea precisa sulla questione che lei ha poc'anzi evidenziato. Bisognerebbe consultare la nostra perizia del 1975. Stabilimmo comunque che si trattava di mezzi d'attacco che avevano fatto parte dell'abitazione dei Santangelo e che il corpo contundente era da identificare come un pesante sopramobile. Quindi si trattò sicuramente di un triplice delitto non premeditato. L'assassino non aveva portato con se qualcosa per aggredire e uccidere le vittime (nella puntata di "Telefono Giallo" dedicata al caso di via Caravaggio [23 dicembre 1988] c'è una conferma a quanto ha dichiarato in questa intervista il professor Pietro Zangani: in trasmissione, infatti, Zangani affermò che le vittime furono in primo momento aggredite con un corpo contundente che faceva parte dell'arredamento della loro abitazione. Più precisamente si trattò, disse il professore in quella trasmissione televisiva, o del basamento di una statuetta oppure del basamento di un fermacarte; n.d.r.).

-Angela Santangelo riportò una ecchimosi escoriata alla mano destra. Fu la conseguenza di un tentativo, da parte della ragazza, di difendersi dall'assassino durante l'aggressione che lei subì?
Si, è possibile. Non si può escludere che fu la conseguenza di un tentativo di difesa della ragazza.

-Professore lei ricorda d'aver escluso con certezza che i segni individuati su una mano dell'ex imputato Domenico Zarrelli furono prodotti da un morso del cagnolino Dick?
Si, assolutamente. Io ed i miei collaboratori analizzammo quei segni e lo escludemmo con certezza. Erano del tutto incompatibili con l'ipotesi fatta dagli inquirenti su Domenico Zarrelli e cioè che fossero stati prodotti da un morso del cane. Oltre tutto accertammo nel corso dell'autopsia che il cane fu soffocato con una coperta in maniera estremamente rapida e non ebbe la possibilità di difendersi, aggredendo l'assassino.

-Solo sulla base dei dati autoptici, fu difficile stabilire quanti giorni prima del ritrovamento dei Santangelo c'era stato il triplice delitto?
Si, fu difficile. Più i cadaveri vanno in decomposizione più diventa complicato risalire al periodo del decesso.

-Quindi possiamo dire, professore, che l'assassino fece ritardare la scoperta della strage non solo per guadagnare tempo ma anche per ostacolare i rilievi medico legali?
Senz'altro si.

-Lei conferma, professore, che l'assassino aveva riempito la vasca da bagno con 15-20 centimetri d'acqua fredda prima di depositarvi dentro il cagnolino Dick, Domenico Santangelo e Gemma Cenname?
Si, le confermo questo dato. Tant'è vero che in primo momento il cane non fu trovato perché era immerso sul fondo della vasca da bagno, sotto l'acqua. Gli inquirenti pensarono che l'assassino aveva ucciso solo i Santangelo e che aveva portato via dall'appartamento il yorkshire Dick. Poi, il 13 novembre (5 giorni dopo la scoperta della strage), cercando sotto i liquami presenti nella vasca, gli addetti ai lavori trovarono anche la povera bestiola.

-Professore, dai dati autoptici si evince che la prima delle tre vittime a morire è stata Angela Santangelo e che è impossibile stabilire l'ordine cronologico del decesso di Domenico Santangelo e di Gemma Cenname. Questo vuol dire che la dinamica del triplice delitto potrebbe essere anche diversa da quella ufficiale?
Non direi. Fu aggredito e ucciso prima Domenico Santangelo, poi fu la volta di Gemma Cenname, infine quella di Angela, la ragazza.

-Professore, sono ancora conservati i reperti del triplice delitto?
Sicuramente. Ricordo di averne fatto portare via alcuni che provenivano dallo studio di Domenico Santangelo. Per poterlo sapere con precisione, bisognerebbe comunque fare ricerche presso l'archivio del Tribunale o della Procura di Napoli. Perché dopo tanti anni non posso ricordarlo con esattezza.

-Professore, secondo lei sarà possibile risolvere finalmente questo caso ricorrendo oggi alle nuove tecniche d'investigazione e alle nuove analisi sul DNA?
Francamente sono pessimista su questo punto. Sono passati tanti anni. Comunque un tentativo si può sempre fare.

-Grazie professore.
Grazie a lei e buona fortuna.

Nuovamente grazie professor Zangani. Molto gentile.
Le pare.

Daniele Spisso


Il professor Pietro Zangani, in una immagine video del 1988



7 commenti:

  1. Scusami Daniele, mi viene in mente un quesito.
    Il prof. Achille Canfora fu presente sulla scena del delitto giusto? Purtroppo apprendo dal blog che è ormai deceduto, ma non so se in fase processuale fu mai posto a lui o agli anatomi-patologi questo tipo di domanda, ossia la seguente: In base alle loro conoscenze ed alla loro esperienza quanto tempo possono essere rimasti i corpi della famiglia Santangelo nei rispettivi luoghi in cui furono colpiti (studio, cucina e camera da letto matrimoniale) prima di essere spostati rispettivamente nel bagno padronale e sul letto?
    Ti spiego il perchè di questa domanda e dove voglio arrivare. Per quanto il collo sia una parte del corpo molto ricca di vasi sanguigni, di arterie e capillari, le pozze di sangue rinvenute nei tre luoghi dell'aggressione sono talmente vaste che sia improbabile pensare che i corpi siano stati spostati nei luoghi ove furono poi rinvenuti subito dopo l'aggressione ed il conseguente omicidio.
    Una eventuale risposta a questa domanda potrebbe dare un ulteriore sostegno all'ipotesi del complice dell'assassino intervenuto dopo le 3.00 del mattino, ossia quando la signora Caterina Simonelli dichiarò di aver udito i passi di 2 persone muoversi contemporaneamente in parti diverse della casa.
    Quindi la mia domanda è: considerando l'entità delle ferite da taglio riportata dalle vittime e la quantità di sangue rinvenuta nei luoghi dell'aggressione, è plausibile pensare che la famiglia Santangelo fosse stata aggredita dopo le 23.30 (la signora Simonelli infatti ud\'ec un grido di soffocamento ed un tonfo intorno a quell'ora) e spostata nel bagno e sul letto dopo le 3.00, presumibilmente quando intervenne il complice?
    Che dici, ha senso?
    Si hanno notizie tra i documenti giudiziari se questo tipo di domanda fosse stata posta ai medici patologi che lavorarono sul caso?

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  2. Hai fatto una osservazione indubbiamente interessante. Sfortunatamente attraverso i documenti ufficiali in mio possesso non emerge alcunché che possa soddisfare questo valido quesito che hai posto. Forse potrebbe esservene traccia nella perizia di Medicina legale depositata alla Procura di Napoli nel '75 dai Prof.ri Canfora e Zangani e/o nella deposizione tecnica dei due stessi periti di settore al processo Zarrelli di primo grado (quindi: nelle motivazioni della sentenza del 9 maggio 1978 della Corte d'Assise di Napoli). Il Prof. Zangani (che è ancora vivo) potrebbe forse ancora intervenire su questo tuo dubbio ma penso che, prima di pronunciarsi, dovrebbe comunque rileggere la sua relazione tecnica e riguardare le foto della scena del triplice delitto. Considerando i 38 anni trascorsi dai fatti.

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  3. Se, al tempo del processo Zarrelli, la Procura era convinta che l'imputato avesse agito da solo, forse tanti quesiti non se li sono posti, e quindi hanno tristemente ignorato anche la testimonianza della signora Simonelli che perœ, pur essendo deceduta, le sue dichiarazioni furono di certo catalizzate come incidente probatorio e possono essere riutilizzate per la riapertura del caso.
    È poco, ma non avendo più testimoni, protagonisti, e figure professionali che ruotarono per diversi motivi intorno al caso per i troppi anni trascorsi, ogni piccolo dettaglio, ogni traccia, ogni informazione e a qualunque scoperta le nuove tecniche investigative forensi possano trovare o svelare, non deve essere sottovalutato.

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  4. (1) La Procura ritenne che la notte dell'omicidio Domenico Zarrelli agì da solo. Sospettò del fatto, però, che il fratello (avv. Mario Zarrelli) dell'allora imputato lo avesse in qualche modo aiutato. Questo sospetto nacque quando, a seguito di comunicazioni anonime, la Polizia giudiziaria venne a sapere che l'avv. Mario Zarrelli si era recato, con altre due persone, in via Mario Fiore (presso lo studio ostetrico di sua zia, Gemma Cenname) nel tardo pomeriggio dell'8 novembre 1975. L'avv. Zarrelli, infatti, non raccontò agli inquirenti di quella visita in via Fiore (prima di recarsi in Questura). Solo dopo avergli fatto presente delle informazioni anonime pervenute, il penalista napoletano ammise l'accaduto e spiegò per quale motivo si era lì recato prima di andare ufficialmente a denunciare la scomparsa dei Santangelo in commissariato. Raccontò che il suo scopo era quello di andare lì esclusivamente per cercare un eventuale doppione delle chiavi di casa Santangelo (ed evitare di far sfondare la porta d'ingresso). Ma Fausta Cenname (la cugina che era con lui), sapendo della visita da dover fare in via Fiore, gli disse che lì sarebbe stato necessario mettere via anche dei volumi rilegati costituiti da lettere che si erano scambiati la zia Gemma e un suo amante del passato. Volumi dei quali solo Fausta conosceva l'esistenza e il posto esatto della casa in cui erano custoditi. In più, fu portato via (questo è scritto in una sentenza giudiziaria) un barattolo contenente un feto appartenente stesso a Fausta Cenname (girava voce, infatti, che Gemma Cenname praticasse degli aborti nel suo studio ostetrico). Ad ogni modo, gli inquirenti non credettero a questa versione dell'avv. Mario Zarrelli: pensarono che lui fosse andato lì, d'accordo con la moglie, per, in realtà, alterare lo stato del luogo e inquinare elementi (presenti in quella casa) che potessero rivelarsi utili per l'istruttoria. Difatti lui e sua moglie (Elisa Testa) furono incriminati per Frode processuale (accusa però dalla quale vennero scagionati nel maggio del 1977). Come sappiamo, la Procura sospettò anche del fatto che qualcuno fosse tornato in via Caravaggio 24 ore la strage (quindi nella notte tra il 31 ottobre ed il 1° novembre 1975) per sviare le indagini ponendo in giro falsi indizi. Questo sospetto si basò su tre elementi: 1-Gli inquirenti, la sera del sopralluogo, ebbero l'impressione molto forte di trovarsi dinanzi ad una scena del delitto "artefatta" 2-L'avv. Mario Zarrelli (così c'è scritto nella sentenza del 30 gennaio 1977 con la quale fu respinta l'istanza di scarcerazione di Domenico Zarrelli), nel corso degli accertamenti, volle fornire un suo alibi per la notte del 1° novembre 1975 3-Nel maggio del 1976 si presentò alle autorità inquirenti un vigile urbano, tale Arfè, per dichiarare che la notte del 31 ottobre/1° novembre 1975 era passato per via Caravaggio mentre rincasava a piedi e aveva notato una luce accesa in una stanza al quarto piano del palazzo numero 78.

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  5. (2) La testimonianza di Arfè si è rivelata però completamente inattendibile. Per quanto riguarda la testimonianza della signora Caterina Simonelli: non sono riuscito bene a capire se nel 1975 fu messo a verbale che la signora aveva dichiarato di aver udìto, nella seconda parte della notte della strage, passi corrispondenti all'agire di due persone. Non ho capito, cioè, se la cosa fu verbalizzata quando la signora lo raccontò oppure se questa sua dichiarazione fu raccolta dagli inquirenti ma non verbalizzata. Affermo questo perchè nelle motivazioni delle sentenze delle Corti d'Appello di Napoli e Potenza (marzo 1981 - gennaio 1984 / che ho letto naturalmente) sono riportati i passaggi fondamentali del verbale d'interrogatorio di Caterina Simonelli: dal verbale, testualmente riportato nelle motivazioni di queste due sentenze, non emerge che la signora raccontò di aver ascoltato i passi di due persone tra le 3:00 e le 5:00 del 31 ottobre 1975. Dal verbale si evince solo che lei dichiarò di aver sentito passi e rumori in casa Santangelo a fasi alterne tra le 23:30 del 30 ottobre e le 5:00 del 31 ottobre. Non risulta altro. Bisognerebbe leggere il suo intero verbale d'interrogatorio del 1975 e bisognerebbe leggere le motivazioni della sentenza Zarrelli di primo grado. Naturalmente tutto questo non significa però che io dubito, metto in "Forse", quanto ha dichiarato di recente il figlio della signora Simonelli, riportando in attualità il racconto di sua madre su quella notte. Sono certo che Santino Simonetti ha raccontato in tv una cosa attendibile.

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  6. Ricordo benissimo questi dettagli, ho visto più volte la puntata di Telefono Giallo in cui l'avv. Mario Zarrelli affermò di essere passato con la moglie e la cugina Fausta per più motivi: uno perchè era di strada da casa sua a ViaCaravaggio, perchè speravano di trovare le copie della chiave di casa e perchè, qualora fosse successo qualcosa di brutto alla zia, ne volevano preservare l'integrità morale occultando certe lettere di un amante del passato che si diceva essere oltretutto un parente sposato con figli. E ricordo anche tutte le questioni della cosiddetta scena del crimine alterata e del vigile urbano Arfè che, oltretutto, mi pare fu addirittura denunciato per la falsa testimonianza che aveva reso ma che comunque aveva nel suo passato macchie per estorsione, se non ricordo male.
    Certo, sarebbe importante se fosse stato messo a verbale tutto ciò che la sig.ra Simonelli udì, inclusa la sensazione di aver udito i passi di 2 persone, dopo le 3.00 di notte. Ho ritenuto che ciò che ha dichiarato in tv Tino Simonetti sia a Chi l'ha Visto?, che ad un'altra emittente privata (Metropolis mi pare) fosse comunque la fedele ricostruzione che la madre rese agli inquirenti quando fu interrogata. Attendiamo intanto di avere notizie sulle analisi dei reperti.

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  7. Sono convinto che ciò che ha raccontato Santino Simonetti a Chi l'ha visto? e Uno mattina (maggio 2012), Metropolis Tv (novembre 2012) e Il Giallo e il Nero (marzo 2013) corrisponde realmente a ciò che sua madre, Caterina Simonelli, udì quella notte del 30-31 ottobre 1975. Perché, però, è assente (nel verbale d'interrogatorio della signora - 1975 / verbale riportato nelle motivazioni delle sentenze delle Corti d'Appello di Napoli e di Potenza sui processi Zarrelli) il dettaglio sui passi corrispondenti a due persone (tra le 3:00 e le 5:00 del 31 ottobre) questo non sono riuscito, fino ad oggi, a spiegarmelo. E' difatti questa assenza nel verbale che spiega perché la Procura di Napoli ipotizzò sì che in via Caravaggio operò qualcuno che aiutò l'assassino a trasformare la scena del crimine in qualcosa di "artefatto" ma la notte successiva al triplice delitto. Se infatti il dettaglio dei passi di due persone fosse stato presente nei verbali dell'epoca, gli inquirenti certamente avrebbe collocato l'alterazione della scena del crimine alla notte stessa della strage. E' ovvio che l'avv. Mario Zarrelli, sua moglie e Fausta Cenname volevano "mettere al riparo" da persone estranee alla loro famiglia segreti molto delicati e personali di Gemma Cenname: il fatto che lei avesse avuto una relazione con un cugino degli Zarrelli (già impegnato con moglie e figli a sua volta) - il fatto che vi fossero le prove di questa relazione del passato attraverso un'ampia corrispondenza di lettere dal contenuto passionale - il fatto che probabilmente in quello studio ostetrico si praticassero degli aborti. Però certamente l'avv. Zarrelli (che è un uomo di legge) sbagliò a tacere questo fatto alla Polizia: fu costretto ad ammetterlo solo quando gli inquirenti lo vennero a sapere attraverso precise informazioni anonime. Non preoccuparti di pormi domande Maria. Mi fa piacere aiutarti e aiutare anche gli altri lettori a conoscere quante più informazioni possibili su questa storia.

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